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La leggenda di Dolasilla

Dolasilla è la bellissima figlia del Re dei Fanes, re avido e assetato di potere, sempre alla ricerca di oro e di argento, metalli estratti dai nani silvani dalle miniere intorno Canazei. uando tenta di derubare i nani delle loro ricchezze, Dolasilla, per compassione e paura della loro vendetta, restituisce loro i tesori rubati. In segno di gratitudine questi le regalano una pelliccia bianca scintillante e le predicono che diventerà una guerriera imbattibile se trasformerà la pelliccia in una corazza. Inoltre i nani avvertono la Principessa Dolasilla che se la pelliccia dovesse cambiare colore, dovà tenersi lontana dal campo di battaglia, altrimenti morirà. Infine fanno un altro regalo a Dolasilla: una polvere d'argento magica che se buttata nel lago d'Argento, permetterà al Re avido di venire in possesso di un tesoro meraviglioso.

Il Re, esaltato dal pensiero che sua figlia diventi una grande guerriera, fa sorvegliare giorno e notte il "lago d'Argento". Un giorno i suoi uomini vedono che il lago è ricoperto di canne d'argento e ne tagliano tredici per farne tredici frecce infallibili per Dolasilla.

Dolasilla guida coraggiosamente l'esercito dei Fanes lungo una serie di vittorie. In una di queste il Re la incorona guerriera sul Plan de Corones. Una notte, in sogno, le appare l'immagine di un nemico ucciso, che le predice che la sua fortuna non durerà per sempre, a patto che non smetta di usare la magia delle frecce. Nonostante la sua paura e le preoccupazioni della madre, il Re vuole che rimanga al suo fianco nelle battaglie. E nella battaglia successiva, contro i Duranni guidati dall'alleanza nata tra il principe Ei de net e lo stregone Spina de Mul, il sogno prende forme reali: dall'arco di Spina de Mul scocca una freccia magica che ferisce Dolasilla. Ciononostante i Fanes vincono la battaglia. Ma Ei de Net è rimasto affascinato dalla bella principessa e decide che il suo destino è di rimanere accanto a lei, in vita ed in battaglia. A questo scopo si incammina verso i monti del Latemar, con lo scopo di farsi costruire uno scudo magico per Dolasilla dai nani fabbri che abitano la montagna. I nani costruiscono un enorme scudo che solo lui può portare, così si assicura di poter entrare nell'esercito dei Fanes.

Il luogo dove probabilmente Dolasilla incontra i tredici bambini. Ei de net si reca alla corte del dei Fanes e chiede di essere arruolato. Il re è costretto ad arruolarlo, perché sa che la figlia è ormai in pericolo e che solo lui è in grado di proteggerla. Ei de Net diventa così la guardia del corpo in battaglia di Dolasilla. Dopo un'altra serie di vittorie, Ei de Net chiede la mano di Dolasilla, cosa che colpisce profondamente il re. Ciò gli fa tornare in mente le parole dei nani di Canazei: "Dolasilla avrà successo in battaglia solo fino quando non si sposerà." Ma incurante del pericolo acconsente alle nozze, pretendendo però che Dolasilla continui a combattere. Mentre Dolasilla e Ei de Net coronano il loro sogno d'amore, il re tesse trame segrete con i popoli vicini. Dopo averlo fatto combattere sanguinose battaglie decide di vendere il suo popolo: raduna segretamente i popoli nemici (i Caiütes, i Cadubrenes, i Lastoieres, i Peleghetes, i Latrones e gli Ampezzani) e gli promette che Dolasilla non apparirà in battaglia. Per ottenere ciò caccia semplicemente Ei de Net dal regno, sperando che Dolasilla si metta alla sua ricerca. E lui intanto va a nascondersi sul Lagazuoi, per vedere la sua gente morire a causa del re traditore. Dolasilla intanto vaga per i prati dell'Armentarola alla ricerca di Ei de Net, viene circondata da tredici bambini brutti e sporchi, che le chiedono di regalare loro qualcosa. Dolasilla, impaurita, regala ai bambini, in realtà demoni mandati da Spina de Mul, le tredici frecce fatate.La corazza di pelliccia d'ermellino muta improvvisamente colore e diventa rossa come il tramonto sulle Dolomiti, presagio di morte. Ciononostante Dolasilla decide di guidare il suo popolo in quest'ultima battaglia, senza la protezione della corazza dei nani, senza la potenza delle frecce e senza l'aiuto di Ei de Net. Sui prati del Pralongià (lungo prato) infuria l'ultima battaglia per i Fanes. Tredici arcieri Caiütes sono equipaggiati con le frecce magiche ottenute con l'inganno da Spina de Mul. Come sempre, le frecce non mancano il loro bersaglio e trafiggono Dolasilla che cade a terra e, poco prima di morire, invoca Ei de Net. Con Dolasilla, muoiono le speranze di vittoria dei Fanes, che vengono sconfitti. Al re traditore non va meglio, perché l'alleanza con cui è in combutta lo ritiene anch'essa un traditore. Infatti Dolasilla aveva combattuto, tradendo così il patto. Il re, sbeffeggiato dai suoi alleati e consapevole di aver mandato alla morte il suo popolo e la sua famiglia, capisce di essere un "falso re" e si trasforma in pietra, come i traditori e i falsi. Ancora oggi lo si può vedere, sotto il Lagazuoi, al Passo Falzarego nel cuore delle Dolomiti

Note

Dolasilla: Tra personaggi senza nome e personaggi chiamati solo con un appellativo, Dolasilla appare l'unica in famiglia a possedere un nome "vero". Ma sarà poi così? Forse "Dolasilla" (a volte anche Doresila) era anch'esso un attributo. K.F.Wolff tentò di spiegare "-sila" attraverso l'assai dubbia assonanza con "sala", associando dunque Dolasilla all'acqua ("sala" in Ladino significa canale del mulino, o canna della sorgente). La radice "-sill" compare però anche nell'antico ladino (o meglio tardo "reto"?) "fursill", che significa "ferro". "Sill" significava forse "metallo"? C'è un'attinenza e non solo un'assonanza col tedesco "Silber" (argento)? "Dolasilla" significava dunque qualcosa come "cinta di metallo", o "risplendente di metallo"? Magari un giorno qualche linguista ce lo dirà

Angel Morlang

Angel Morlang (1918-2005) nacque a Pieve di Marebbe e trascorse l'intera esistenza nelle valli ladine. Anch'egli, come Staudacher, fu ordinato prete. Ebbe molteplici interessi, ad esempio amò molto dipingere. Nel 1951 pubblicò in ladino di Marebbe "Fanes da Zacan" ("I Fanes di una volta"), ristampato nel 1978 a cura dell'Istitut Ladin "Micurá de Rü" di San Martin de Tor.

Si tratta di un testo destinato a costituire la sceneggiatura per un dramma popolare all'aperto, come Wolff (che lo salutò con gioia e commozione) aveva più volte auspicato. Esso venne effettivamente rappresentato più volte, alla Valle ed a San Vigilio di Marebbe. Morlang riprende sostanzialmente la versione di Wolff, tuttavia con alcune notevoli eccezioni (p.es. Spina-de-Müsc in luogo di Spina-de-Mul, l'avvoltoio che riprende il posto usurpato dall'aquila...). Alcune divergenze possono essere legate solo a necessità sceniche, altre possono far intravedere un'effettiva diversa tradizione badiotta (p.es. l'unica campagna dal Pralongià alla Furcia dai Fers), altre ancora sono probabilmente soltanto travisamenti da buon cristiano, come Dolasilla sepolta da Ey-de-Net. I pistolotti moraleggianti da parroco di montagna sono purtroppo evidenti e disseminati senza parsimonia.